“Altre 160 polaroid, dipinte”.
Questo diceva la scritta a vernice nera, sul vetro lucido della vetrina di Flâneur-andata, in occasione della mostra 7.polaroid guarda
Il passante - identità plurale fatta di persone vive, con la loro interazione capace di decisione - ha deciso con il proprio voto che POLAROID fosse una delle tre installazioni da realizzare nel secondo anno di Flâneur, l’anno del ritorno.
Altre 160 polaroid dipinte, dunque.
A distanza di tre anni dalla realizzazione delle istantanee comparse nella vetrina di via Carteria per Flâneur-andata, ho proposto a Matteo Lavazza Seranto un dialogo estetico a distanza per realizzare il secondo atto di Polaroid.
Polaroid-ritorno è una riflessione leggera, la testimonianza di una rassegna di istanti ai quali ho scelto di prendere parte attraverso la pittura, un passatempo rinfrancante.
Il vizio claustrofobico e solitario che mi costringeva a sommare pittura e realtà chiuso in una stanza nel 2004 si è trasformato in una passeggiata in compagnia, en plein air.
guarda la galleria
|
Non è la prima volta che Matteo Lavazza Seranto - abituato a muoversi al limite tra il reportage e la fotografia d’arte - viene coinvolto in un progetto artistico interdisciplinare. È già avvenuto con lavori legati alle centrali elettriche Enel e alle cooperative di Milano. La collaborazione con Franco Hüller risulta invece inedita.
Negli anni della formazione, tra il 1999 e il 2002, pubblica un reportage su Colors (il magazine di Benetton) e immagini pubblicitarie su riviste come l’Espresso e Sette.
In bacheca premi prestigiosi come il Premio Canon per giovani fotografi e il premio Tpw del Wine Photo Contest (promosso dal colosso vinicolo Balan), che gli hanno consentito di partecipare a workshop con i più noti fotografi di reportage: David Alan Harvey (Magnum Photos) e Bob Sacha (National Geographic).
Dal 2006 vive a Udine e collabora con alcuni importanti studi grafici e pubblicitari del nord-est tra Trieste, Udine Venezia e Trento. |